FRATELLI DI STRADA 

Ieri ho avuto il piacere di incrociare “sulla Strada” una persona che davvero vive e cerca l’avventura come solo i grandi esploratori sanno fare.

In questi giorni Giancarlo Cotta Ramusino, Girumin per chi lo conosce, sta attraversando un pezzo d’Italia in bici, partendo grosso modo da Bolzano per arrivare a Forlì. Piazzola sul Brenta sta nel percorso e quindi c’eravamo accordati per ritrovarci.

La bici GOAT (Graziella Operativa Alternativa Tattica) è appunto una graziella modificata per sostenere il carico necessario a un viaggio in autonomia di due settimane. Per il resto è un mezzo da “slow-bike”, cioè niente cambio, telaio pesante, ruote convenzionali!

Questo Lodigiano mica tutto a posto, rappresenta per me uno stimolo a creare imprese e superare gli ostacoli con tenancia, competenza e soprattutto umorismo. Non è questo il suo primo viaggio del genere… Sulla Francigena con carrozzella a seguito volendo sensibilizzare l’opinione pubblica sulla mobilità debole. Sulle rive del fiume Don, per ripercorrere la Ritirata degli Alpini dal fronte russo, a piedi da Milano a Venezia… e viaggi in ogni continente.

Per i lettori assidui dei post di 16alminuto, il suo nome non risulterà nuovo. Proprio la sua avventura “Ritorno a Nikolajevka” titolo di un ebook gratuito, è una delle mamme di 16AM.

Con cadenza bimensile ci perdiamo in chiacchiere via skype parlando di sacchi a pelo da 1000€, trune a “quattro stelle”, accorgimenti per muoversi sulla neve… Se dovessi pagarlo per le sue consulenze, credo che una cifra con tre zeri non basterebbe.

Anche questo, come ogni incontro sulla strada, porta con sé l’emozione per l’attesa, il picco intenso di gioia nel rivedersi, l’augurio malinconico di Buona Strada nel momento del saluto e l’incognita di chissà quando sarà il prossimo abbraccio.

Sono davvero convinto che tutti questi quattro elementi siano necessari. Senza anche solo uno dei quattro non si vivrebbe il travolgente pathos dell’incontro.

LUMINOSE LINEE D’OMBRA

Lev Tolstoj, l’immenso autore di Guerra e pace, non concluse, per sua scelta, l’università, poiché  fu definito “incapace e non disposto a imparare”.

Alcuni insegnanti di Thomas Edison dissero che era “troppo stupido per imparare qualcosa”.

Walt Disney fu licenziato da un direttore di giornali per mancanza di idee ed inoltre andò in fallimento diverse volte prima di costruire l’impero Disney.

Johnny Weissmuller era un ragazzino poliomelitico con il sogno di diventare campione di nuoto Non solo riuscì a vincere le Olimpiadi ma divenne addirittura il più celebre Tarzan del cinema.

Al Newhart non è noto per aver iniziato la sua carriera lavorativa come raccoglitore di escrementi, ma perché dopo 40 anni da quel primo impiego sarebbe diventato il fondatore del primo quotidiano nazionale d’America: Usa Today.

Certo. Per ognuna di queste storie ce ne sono milioni che non conosciamo, perché banali, comuni, insignificanti. “I vincitori sono sognatori che non si sono arresi!”. È una frase dal grande effetto. Un mantra che mi piace ripetermi nei momenti opachi e tutt’altro che brillanti. A volte credo che un grande aiuto venga dal saper collegare il grande obiettivo finale (il sogno, il desiderio, il futuro) con il piccolo passo del presente, l’azione da fare qui e ora.

Qualche sera fa credo di esserci riuscito. Correvo tra le strade bianche nei pressi del Brenta, quando di fronte a me la silhouette delle montagne, tra il Pasubio e il Grappa, definiva tutto l’orizzonte che potevo vedere.

Ero lì, accaldato, durante una delle tante monotone uscite, ed improvvisamente davanti a me potevo quasi unire il punto di partenza con il Sacrario di Cima Grappa, cioè metà del percorso di 16alminuto. Stavo portando a termine uno dei tanti, soliti allenamenti, ma a differenza del solito, avevo davanti a me un forma tangibile obiettivo.

Dopo questo pensiero, e così per alcuni giorni successivi, devo ammettere che quell’immagine, la stessa in evidenza di questo post, mi ha dato grande forza e determinazione per ripartire dopo un po’ di “lassità” d’Agosto.

IDEE DI ALLENAMENTO #3

La freccia-posizione in cartina indica Caracoi Cimai, un graziosissimo crocchio di tabià sopra Caprile in provincia di Belluno sulla statale che porta alla Marmolada. Infilando il Ponte di Santa Maria delle Grazie ci si inerpica su alcuni tornanti dai quali passo passo, si può sempre più contemplare il massiccio della Civetta.

Sicuramente a molte persone questo abitato, seppur ben conservato e curatissimo, non dice poi molto. Per me invece, fino a oggi pomeriggio, rappresentava quasi un luogo mitico, una leggenda letta solo sulle cartine, una meta che più volte ero intenzionato a raggiungere. Infatti già un paio di volte, ben precedentemente all’avvio di 16AM e ancor prima di iniziare a correre con una certa regolarità, tentai di affrontare quei brevi ma intensi 480 metri di dislivello, senza però mai completarli.

In passato se non più in forma di oggi, ero sicuramente più giovane, più leggero, con le articolazioni più sciolte e tempi di recupero molto più brevi… Eppure solo oggi, decisa la meta, inserita nel contesto più ampio della preparazione di 16 al minuto, ho finalmente completato la salita, inserendo quella determinazione volitiva che, quanto ne vale la pena, so di poter tirar fuori.

Nonostante durante i primi 50 metri di salita i polpacci mi andassero a fuoco e, come sempre, i pensieri principali minassero la mia austostima, scoraggiandomi a proseguire l’avventura di 16AM, passo dopo passo ho raggiunto il bel vedere dove finisce la strada asfaltata e inizia una discesa pendente ma rilassante perché interamente celata nel bosco.

Non che sia chissà che impresa, ma mi gratifica profondamente aver messo una delle mie piccole bandierine di obiettivo raggiunto proprio a Caracoi Cimai! Ho ancora una volta avuto la conferma che la differenza tra successo o sconfitta origina in massima parte nel modo in cui decido di affrontare le prove. Sono davvero felice. La mia sfida con me stesso, oggi, l’ho inconfutabilmente vinta!