16alminuto SI VESTE DI NEXUS-ACCAPI AGLI INFRAROSSI: ENERGIA E RECUPERO

Qualche post fa ringraziavo ACCAPI, piccola ma prodigiosa azienda italiana, per partecipare al progetto di 16alminuto.
Riuscire a contattare la persona giusta, raccontarle di 16AM, interessarla e convincerla non è stato né breve né facile. D’altronde, lo ribadisco spesso, laddove mettiamo più impegno, quando la sfida diventa avvincete e ci coinvolge completamente come persona, allora arriva la piena soddisfazione per aver raggiunto un obiettivo significativo. E infatti sono molto soddisfatto di poter contare su un alleato tanto essenziale quanto strategico per la riuscita della traversata.
ACCAPI vanta testimonial praticamente in ogni disciplina. Non ultimo Simone Moro nel suo ultimo 8000 invernale. Tuttavia questa azienda, classico esempio di eccellenza italiana, ha visto nel progetto e in me il profondo desiderio, e forse anche la necessità, di poter contare su prodotti davvero eccezionali.
Sottolineo che ACCAPI è un partner tecnico di 16AM, NON UNO SPONSOR. In altre parole il sostegno che riceverò non sarà di natura economica ma in forma materiale e soprattutto morale.
Di seguito riporto alcuni sostanziali caratteristiche dell’intimo che indosserò, senza mai cambiarlo per 15-16 giorni, caratteristiche godibili nei momenti di attività come in quelli di riposo. Potrebbe stupire il fatto che le borracce realizzate in Nexus rendono l’acqua gustosa e più leggera e più velocemente assimilabile.
In effetti «Nexus Energy Source unica, rivoluzionaria e brevettata a livello mondiale è una speciale fibra tessile che grazie alle polveri di platino, titanio e alluminio, inglobate nella mescola intima della fibra stessa, produce una naturale e costante emissione infrarossa la cui lunghezza d’onda, compresa tra 4 e14 micron, corrisponde al lontano infrarosso.
L’effetto predominante del lontano infrarosso FIR (Far InfraRed) emesso dalla fibra Nexus è quello di eccitare sia rotazionalmente che vibrazionalmente le molecole dell’acqua presente fisiologicamente nell’organismo consentendo una rottura più rapida dei legami di idrogeno che le tengono collegate. Più piccole e più mobili, le molecole così trasformate, velocizzano i processi biochimici intra e extra cellulari: in ingresso veicolano i nutrimenti essenziali ed in uscita l’eliminazione delle tossine, migliorando di conseguenza l’idratazione dei tessuti ed il metabolismo cellulare. I raggi infrarossi esercitano un’azione terapeutica sul corpo umano
I principali benefici che si ottengono con l’utilizzo della fibra Nexus Energy Source sono molteplici:
· miglioramento della circolazione sanguigna
· aumento dell’ossigenazione muscolare
· ottimizzazione dei processi di termoregolazione e termogenesi ·
· rilassamento muscolare
· espulsione delle tossine (per es. l’acido lattico)
· riduzione dei tempi di recupero e dei dolori post esercizio
Autorevoli Università e Istituti di Ricerca in Italia e all’estero hanno condotto ricerche specifiche sulle caratteristiche e le proprietà di questa fibra, riconoscendone l’efficacia sull’intero ciclo dell’attività umana: nello sport come nel riposo. […]
I capi Accapi Nexus, riducendo i tempi di recupero e migliorando le fasi di sonno e riposo, consentono allenamenti più intensi e ravvicinati tra loro permettendo un incremento della prestazione atletica sia nelle discipline di forza che in quelle di resistenza».

Nei prossimi post le mie prime sensazioni sul Nexus…

OGNI OPPORTUNITÀ È UN VIAGGIO E OGNI VIAGGIO  UN’OPPORTUNITÀ 

I momenti più significativi e le scoperte che influenzano la nostra esistenza sono spesso state conseguenze di viaggi. Marco Polo con l’Oriente, Colombo con il Nord America,, Caboto, Magellano, Cook… Fino a Yuri Gagarin con il cosmo, Armstrong con la Luna… A piedi, su carri, a bordo possenti velieri o navette spaziali iper-tecnologiche, l’uomo ha cercato sempre di andare “là, dove prime nessuno era mai stato” riprogettando strumenti e veicoli sempre più sofisticati.

Pare tuttavia che il mezzo di spostamento più antico, inventato dall’uomo, prima ancora della ruota, siano gli sci.

Un’incisione rupestre all’isola di Rodoy in Norvegia databile nel 3000 a.C. raffigura uomini che hanno ai piedi degli sci. A confermare questa scoperta, in una torbiera di Hoting in Svezia, ne sono stati rinvenuti un paio in ottime condizioni di conservazione databili nel 2500 a.C.

Una saga norvegese narra che il paese venne occupato circa 8000 anni fa da un popolo di sciatori venuti dal nord-est.

Mentre una cronaca della Cina Manciù, nella regione di Mukden (nello Shen-Yang) nel 1000 a.C. narra l’incontro di un gruppo di cacciatori con delle assicelle di legno con la punta ricurva fissate ai piedi con dei lacciuoli, che scivolavano velocissimi “come il vento” sulla neve aiutandosi con due bastoncini.

È infine è stato scoperto nell’arcaico alfabeto cinese un ideogramma che significa e indica un preciso attrezzo: la “tavoletta per scivolare”.

16alminuto, quasi inconsapevolmente, getta un ponte tra generazioni ancora più lungo di ciò che supponevo all’inizio. Questo viaggio che mi appresto a fare trova allora molte somiglianze con IL VIAGGIO dell’uomo verso le sue qualità più altre, verso il buon cambiamento, ossia il miglioramento continuo.

JFK parlava di cercare con massimo desiderio il cambiamento; diversamente, cioè restando troppo sull’adesso e qui o, peggio, nel passato, ci si perde sicuramente l’occasione futuro. Futuro che è l’unica dimensione verso cui indirizzare le nostre energie e impegno di cambiamento.

Credo in definitiva che il cambiamento sia una naturale conseguenza di curiosità e intelligenza. L’essere umano è senza dubbio l’abitante terrestre che, sospinto dalla prima e sostenuto dalla seconda, si è adattato all’ambiente adattandolo a se stesso. Sta ognuno di noi divenire più consapevole di queste due caratteristiche, usando e divenendo CIÒ CHE È, verso la strada che porta alla propria felicità e pienezza.

Ancora un volta non posso non citare il pensiero “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” di Marcel Porust.

PETER PAN SOLDATO UCCISO IN GUERRA?

Il nome di Peter Pan su un loculo in cima al Monte Grappa? Quel Peter tra i nomi dei caduti in quelle trincee? Mostri che spaventano i bambini? Una tomba che per anni è stata adornata da fiori di campo?

Questo è un racconto dolce come l’amore e triste come la guerra. Un’amica me ne ha accennato poco tempo fa: “Lo sai che la tomba di Peter Pan è sul Grappa?”. Cercando in rete ho così incontrato delle foto, un libro, Soldato Péter Pan di Ferdinando Celie e questa storia.

IL NOME. Dal libro ricerca di un cronista di Pove curioso e indomito (già la ricerca sembra la trama avvincente di un film), salta fuori che Peter Pan è esistito davvero, solo che non abitava l’Isola che non c’è, non conobbe Trilly, non fece vedere i sorci verdi a Capitan Giacomo Uncino.

Peter era un giovane fante del reggimento di fanteria Honved, settimana compagnia: veniva dall’Ungheria, o meglio da un pezzo di Ungheria che oggi non è nemmeno più Ungheria, perché dopo le varie giravolte della storia Ruskabanya appartiene oggi alla Romania e oggi si chiama Rusca Montana. Tutto quello che Peter Pan ha visto nella sua breve vita è il suo villaggio e poi il fronte. È morto sul Grappa il 19 settembre 1918, negli ultimi giorni di guerra. Aveva 21 anni.

I CADUTI. Morto come tanti. Morto senza eroismo. Una granata che piomba e fa strage. Quel tardo pomeriggio, quando il fuoco cessò, i barellieri della Croce rossa raccolsero il suo corpo e quello di cinque commilitoni. Nelle sue tasche trovarono una conchiglia, un pezzetto di marmo bianco e un fiore seccato.

Curioso che il povero fante abbia diverse cose in comune con il Peter Pan che lo scozzese James Matthew Barrie cominciò a immaginare frequentando i giardini di Kensington a Londra. Era il 1897, lo stesso anno in cui era nato il soldato dell’Impero Austro-Ungarico. Entrambi giovani. E a ripensarci, entrambi con una Trilly e un Capitan Uncino, magari travestito da generale. Entrambi certamente appartenenti a un paese – o a un’isola – che non c’è o non c’è più.

I MOSTRI. Nel 1917 la guerra si prese tutta la classe del 1899 e, dopo la disfatta di Caporetto, toccò ai “bambocci” del 1900, preludio ai dodicenni della Hitlerjugend chiamati da Adolf Hitler nel 1945 a difendere Berlino. Oggi sono più di trecentomila i baby soldato, come i sozaboy, bambini africani combattenti nelle guerre civili, raccontati da Ken Saro-Wiwa, che, armati di kalashnikov, Ak47 o di fucili d’assalto americani M16, leggeri da caricare e maneggiare come armi giocattolo, hanno negli occhi la stessa malinconia che probabilmente aveva il soldato Peter Pan: la malinconia di chi ha visto “il mostro negli occhi”.

Scrisse una volta Barrie: “Dio ci ha donato la memoria, così possiamo avere le rose anche a dicembre”.

I FIORI. Non si sa chi sia stato per tanti anni a portare quei fiori che ogni mattina i custodi dell’ossario portavano via (niente fiori per rispettare l’eguaglianza di tutti i caduti). Forse un’ombra rimasta orfana? Forse una fatina muta? Forse dei bambini decisi a loro volta a non crescere più! Forse un vecchio pirata, che terminata la guerra aveva sostituito odio e vendetta con amore e rispetto per il suo nemico…?

16alminuto nasce anche dal cartone di Peter Pan e dal film che ne fece seguito per volere di Spielberg con il compianto Nano-Nano Robin Williams. Questa storia è un omaggio alla speranza che sta nel cambiamento; al desiderio di realizzare i propri sogni; alla vittoria di spiccare il proprio primo volo.

UN BAGNO DI ACCLIMATAMENTO 

Nell’ambito dell’alpinismo, con il termine acclimatamento si definisce la procedura seguita dagli atleti per abituarsi alle quote elevate, specie al di sopra dei 4.000 metri di altitudine, ed evitare i disturbi tipici del mal di montagna, i quali possono portare, nei casi più gravi, all’insorgere dell’edema polmonare o cerebrale. Questa procedura normalmente inizia con un appropiquamento graduale all’alta quota, soste frequenti e pernottamenti ad altitudini via via più elevate.

È soprattutto un processo fisiologico che vede aumentate:

-la concentrazione dei globuli rossi nel sangue (portatori di ossigeno)

-la concentrazione dell’emoglobina

-la frequenza dei battiti cardiaci a modifiche ai tessuti muscolari

-…

Come ho spesso ribadito, non sono un atleta, non sono un alpinista e 16alminuto non toccherà quote sopra i 2200-2400m. Tuttavia dovrò prestare attenzione al fatto che vivrò per diversi giorni a temperature di parecchio inferiori alla normalità. Ma non mancano esempi…

Il nuotatore britannico Lewis Pugh si è tuffato nel Mar Glaciale Artico per incoraggiare la Commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell’Antartico a creare un’unica grande area marina protetta nella regione del mare di Ross.

Ricordo con emozione molti anni fa, durante una puntata di “Jonathan-Dimensione avventura” programma condotto dall’indimenticato esploratore Ambrogio Fogar, un servizio su un tuffo nel Mar Glaciale. Questo nuotatore intendeva lanciarsi da un elicottero, in costume da bagno, nelle gelide acque dell’estremo Nord. Ho ben in mente la sequenza del tuffo e delle bracciate verso una zattera di emergenza. Infatti l’impresa sarebbe continuata per alcuni giorni ancora, al fine di testare le reazioni del corpo umano in condizioni estreme. Di quel servizio mi è rimasta ancor più impressa una tappa dell’allenamento di questo indomito tuffatore: a casa sua, in vasca da bagno, assieme a centinaia di cubetti di ghiaccio! (Alcuni ricorderanno una scena simile che vedeva Carol Alt ne “La più bella del reame”…).

Quindi la foto di questo post. Il laghetto del Coldai, nel massiccio della Civetta, acqua fredda ma non gelida, in attesa dei primi freddi. Un bagno di ACCLIMATAMENTO!