UN MATRIMONIO CHE ISPIRA

Se il carburante di 16alminuto sta nell’immensa gratitudine che provo verso il nonno Giovanni, gli Alpini, lo Scoutismo e il coaching, sono molte le figure, più o meno conosciute, cui quest’avventura trae ispirazione.

Da Falcone ad Alessandro Magno, da Ilaria Alpi a Francesco d’Assisi fino a Batman e The Greatest American Hero (Ralf Supermaxieroe per noi Italiani) sono molte le storie di donne e uomini che non voglio imitare, e mai potrei, ma verso cui nutro una forte, autentica e affettuosa riconoscenza.

Questo post risulterà un po’ troppo intimo per chi non conosce le persone di cui racconterò. Spero comunque di riuscire a trasmettere quanto di universale c’è nei miei sentimenti.

Conclusa questa doverosa premessa, passo a descrivere una semplice scena da matrimonio: una sposa accompagnata all’altare da suo padre.

Una episodio che apparentemente centra poco con lo stile che fin qui ha vestito 16AM, se non fosse la profonda amicizia che da oltre dieci anni mi lega alla sposa e se no fosse che poco tempo prima di questa cerimonia quel padre era stato colto da una devastante ischemia, un ictus, volendo chiamare le cose con il loro nome, che lo aveva costretto all’infermità per molto tempo e solo recentemente gli aveva “concesso” una sedia a rotelle.

Mi perdonerete se non riporterò per esteso i nomi dei protagonisti; mi sembra un atto dovuto visto che non ho chiesto loro il permesso di scrivere quanto segue.

Torno alla scena che ho impressa. Alberto, il padre di Marta, la accompagna per quasi metà navata. La chiesa è davvero lunga. Il suo incedere e affaticato, la maggior parte degli invitati non lo vedevano in piedi sulle sue gambe da mesi. Prima di metà Duomo Alberto è costretto a fermarsi ed appoggiarsi ad uno dei banconi della chiesa: il sostengo che gli dava Marta non era più sufficiente. Dopo pochi attimi Alberto si fa forza e ricomincia a camminare, per nulla al mondo cederà nel portare all’altare sua figlia.

Noi presenti tratteniamo il fiato. Tifiamo silenziosamente per Alberto, ma tale è la sua fatica che non crediamo sia possibile ce la possa fare. Alberto è costretto a fermarsi ancora e ancora, solo dopo pochi banconi dalla sosta precedente. Forse gli si dovrebbe risparmiare questa sofferenza. Ma nel suo sguardo deciso e serafico nessuno riesce a cogliere la minima esitazione. Ci volessero cent’anni, quella navata la percorrerà tutta!

Non so dire il tempo che ci volle per vedere finalmente Alberto terminare quell’Odissea e sedersi. Non so immaginare la fatica che lui provava nel suo lentissimo avanzare e nemmeno so immaginare se Marta fosse più preoccupata o più orgogliosa per quell’atto di amore totale che Alberto le stava donando: atto di cui solo un genitore sa così soavemente farsi carico.

Con quest’immagine di dono d’amore e di felice affanno concludo. Emozionato per aver pescato questa biglia della mia memoria e certo che le sensibilità più sviluppate sapranno cogliere il valore e l’ispirazione trasmessami da papà Alberto. Nei passi più faticosi di 16alminuto, Alberto sarà una guida cui chiederò aiuto, come molte volte ho fatto in passato.

Io non posso che ringraziarlo per l’esempio che da sempre e anche oggi continua a darmi: lavoratore instancabile; padre e marito esemplare; malato capace, con l’aiuto di sua moglie, di vivere il ruolo di nonno giocoso e vero. Grazie Alberto!