“A LI MORTACCI…” 

Questa cosa di 16alminuto sta avendo, chiaramente, un po’ di eco anche nella mia famiglia. Cugini e prozii che sento solo per gli auguri di delle feste si fanno vivi sui social, con un messaggino o commentando scherzosamente i post. Quelli che mi hanno cresciuto, forse i più ciarlieri, addirittura mi telefonano, soprattutto per prendermi in giro, alcuni mi danno pure del “sonà” per questa mia decisione  di andare a prendere tanto freddo.

È in ogni caso una bella sensazione; mi fa un grande piacere, non solo parlare e che si parli di 16AM, e in definitiva sono tutte profonde dimostrazioni di affetto.

L’occasione di sentire questi parenti a me piace moltissimo anche perché saltano fuori storie di terzi cugini, cognate del fratello e parenti da vicinato che in molti casi non avevo mai sentito.

Il titolo si riferisce quindi proprio ai miei avi. A tutte le avventure del secolo scorso, che ho sentito raccontate in questi giorni e a quelle che magari già conoscevo ma che si erano arrese all’oblio del tempo: anche questa conoscenza è UN PONTE TRA GENERAZIONI!

Un avventuriere che ha attraversato la Cina tra carestia e sifilide, cavandosela restaurando gli affreschi di una cappella nei pressi di Shanghai.

Un nonno, atleta delle parallele, (non quello del Grappa e del monumento a Tremignon, l’altro) reclutato durante la Seconda in un corpo di Incursori talmente d’élite e talmente addestrato che lo Stato Maggiore lo avrebbe voluto impiegare per il colpo di grazia contro il nemico. Alla fine la guerra finì e mio nonno non partecipò ad alcun combattimento.

Uno zio chimico che sognava tanto una casetta in Canadà. Lasciò, nella seconda metà degli anni ’50, moglie e un ottimo impiego a Bolzano per tentare la fortuna oltre Atlantico. Le vicissitudini politiche Ungheresi del 1956 però lo beffarono. Molti Stati, tra cui il Canada, accordarono la precedenza di assunzione agli esuli Ungheresi. E lui fu costretto a fare il tagliaboschi per poter racimolare il necessario, così da pagarsi il viaggio di ritorno.

Una madre che a 19 anni prese “baracca e burattini” e andò in Germania ad insegnare ai figli dei migranti Italiani che avevano appena 3-4 anni meno di lei.

Infine un padre che prima di essere idealista, pacifista, e bandiera dell’ambiente, per 5-6 volte si recò in Madagascar con l’intento di avviare un business con le pelli di coccodrillo.

Se il sangue non è acqua, mi sento titolato a farmi prosecutore di questa stirpe di viaggiatori, comminatori e avventurieri.

Ogni famiglia ha i suoi. Animi indomiti che cercano, nell’andare, la loro essenza.

Guardano dunque i movimenti dei miei due piccoli eredi, se la statistica funziona, credo che almeno una/o di loro sarà di certo cittadina/o del mondo.

16alminuto, spesso l’ho ribadito, è il mio pezzo di percorso “difficile” per capire di più di me. Calcherò così alcune impronte dei miei avi e forse impronterò una traccia per i nostri figli… intendo nostri perché potrà riguardare anche i figli che hai, o che avrai, tu che leggi.

A li mortacci… resto proprio curioso di vedere come andrà a finire.