In questo Articolo verranno inserite le ultime notizie che Enrico Antonello invierà durante la sua Impresa. Il percorso di 16alminuto non sempre dà la possibilità di collegarsi o inviare foto, ma grazie a Nicola “Nocciola” Faccin avremo il supporto di vignette realizzate sulle info appena arrivate. Seguite la timeline delle notizie che si susseguono, e se appoggiate 16alminuto condividete questa impresa.

L’impresa 16alminuto
si è conclusa il 9 marzo 2017 alle 18:30
dopo 11 giorni e 11 ore

16 al minuto, Notizie dall’impresa

2017
marzo 12 2017

Prego! Un piacere…

marzo 12 2017

L’UltimoGiorno

Sabato 11 Marzo 2017
Piazzola sul Brenta, PD. A casa.
Sono tornato giovedì sera in quel di Piazzola, mia città di residenza da sempre. Da quasi 48 ore, 16 al minuto non è più il MIO progetto. L’ideazione, la progettazione, le verifiche, la fattibilità, la preparazione mi hanno visto impegnato (e con me altre persone) per un anno e mezzo.
Sembra già una frattura netta tra il prima e il dopo. È tuttavia doveroso riportare l’ultimo, interminabile giorno di questa mia personale commemorazione della “Guera Granda”.
Lascio il rifugio Flora Alpina poco prima delle 18. Mi inerpico nella Val Fredda, una strada di piccoli e stupendi “mini” in legno che uno dopo l’altro, a distanze irregolari, scandiscono la salita. Neve per la truna troppo poca ed è anche troppo tardi per pensare di apportare massa bianca in punto: “Me ne servirebbe un campo da calcio…”.
Valuto i vari anfratti delle casette in legno: terrazzini, spioventi...  e verso la cima della valle ne scorgo una con il piano terra di pietre e massi esposti a sud. Appoggio la mano destra senza guanto e percepisco un piacevole tepore. I sassi cedono calore per molte ore durante la notte ed infatti la neve è tutta fusa e sparita per quasi un metro sul versante sud delll’edificio.
Mi preparo per cucinare, come sempre da dentro il sacco-piuma. Neve pressata nella gamella da 1,6 lt che si ridurrà in circa mezzo litro d’acqua. Neve nella pala per reintegrare e riempire le borracce sia per la notte che per la madrina successiva. 
Appena reidratato il risotto mi rintano nel mio guscio di tepore come una lumaca spaventata. Tengo fuori il naso dal cappuccio per respirare aria fresca e gli occhi. Sulle piste del San Pellegrino scorgo le luci dei gatti al lavoro. Sembrano comete che danzano su e giù per le montagne. Presto accolgo il sonno.
I risvegli notturno sono sempre stati frequenti in queste notti all’addiaccio. Non per il freddo, ma dormo a contatto diretto con tutti gli apparati a batteria così da prolungarne la carica: telefono mobile, GPS, pila frontale, ARTVA, accumulatore con prese USB e rigirandomi spesso mi ritrovo uno spigolo di questi “device” puntato in un fianco. 
Le prime luci dell’alba, come ogni giorno di 16AM, mi invitano a dare un’occhiata all’orologio. Dopo 5 minuti esco all’aria fredda, mi infilo calzini asciugati nella notte dal mio calore corporeo, il piumino, pantaloni e scarponi. Quest’ultimi non sono congelati pur se riposti molto umidi ieri sera. Ho escogitato di metterli dentro un sacco ben chiuso in compagnia di un paio di pocket riscaldanti.
Fondo un po’ di neve per il the rosso e intanto preparo lo zaino. Alle 7:20 sono sul sentiero a 1900 metri verso la Forca Rossa. Tracce ben evidenti mi danno un gran serenità e mi godo ogni passo della salita e ogni fotogramma del paesaggio che muta sotto di me.
Nevica con il sole. Sole per darmi luce sufficiente a farmi valutare la direzione, neve per ricordarmi che sto salendo un 2500.
Sembra sempre l’ultimo dosso prima del passo, l’ultima salita prima della discesa. Invece mi impegno per oltre 4 ore di fatica serena  e arrivo alla Forca. Qui c’è una specie di cassetta dei desideri. Il vento sale dal canalone che mi sto accingendo a discendere non senza timori. La pendenza è impegnativa e i primi passi sono fuori controllo. La neve reagisce salda e la discesa, rallentata dal piacevole incontro con due sci-alpinisti di Mestre-Mogliano, prosegue costante verso Malga Ciapela. La parete a est spesso scarica neve e rocce, ma lo spazio che ci separa ferma il materiale prima che possa costituire un pericolo. 
La Ciapela sarebbe l’arrivo per oggi vista l’altitudine toccata: 2500 è il picco che 16 al minuto ha programmato di raggiungere.
Come spesso capita, però, un’opportunità condiziona le nostre valutazioni. Marco Spazzini, guida alpina che ha praticamente pensato a tutto i percorso di 16AM e con cui sono stato in stretto contatto nei precedenti giorni per informazioni nivo/metereo-logiche, mi comunica che  in serata da Caprile sarebbe sceso a Piazzola e quindi disponibile a darmi un passaggio. Quindi ingaggio la sfida: due tappe in una sia per fare una sorpresa a mia moglie e ai bambini, sia per concludere con una buona prestazione sportiva questa mia "impresa".
Mi fermerò solo due volte per bere e cambiarmi i calzini fradici. Arrivato a Malga Ciapela (funivia 1460 m) riparto verso il Fedaia. Dopo circa 400 metri di salita su asfalto lascio la strada per il sentiero n. 635 che si inerpica su un versante sud-ovest di neve marcia ed erba. La pendenza è fiaccante e lo zaino di oltre 20kg (che a quel punto avrei potuto nascondere in qualche luogo) diventano dei compagni di sentiero davvero destabilizzanti.
La poca neve rappresenta un rischio elevato negli spostamenti in costa e mi fa preferire vie verticali più dirette e di conseguenza “tagliagambe”. La poca neve fa però affiorare molti segni bianchi e rossi così da essere certo seguire diligentemente il sentiero. Sono comunque conscio però che non sempre la via tracciata senza neve è quella più opportuna in inverno.
Infatti mentre avanzo in costa il piede destro, a valle, perde la presa, cado di sedere ed inizio a scivolare prendendo subito velocità. So che ogni mezzo metro accelero sempre di più e fermarmi sarà sempre più difficile. Facendo appello alla mia più erculea forza afferro un bastoncino vero la punta, lo conficco nella neve erbosa come un pugnale e contemporaneamente comprimo verso la parete la ciaspola destra. In meno di 3 metri mi arresto. Sono immobile. Il cuore batte sì per lo sforzo ma certo anche perché sta volta c’è mancato davvero poco.
Recupero la quota del sentiero con stile alpinistico poco elegante (ginocchia e unghie) ma devo ammettere assai efficace. Ora tasto in modo ancora più prudente ogni passo. Finalmente a 2130 m  sulla Focella delle Crepe Rosse il panorama cambia e davanti a me vedo al valle che mi porta a Laste.
Passi veloci e distanti durante la discesa. Con lo snowboard questa discesa non mi avrebbe minimamente impensierito, ma visto che il passaggio di un paio di ciaspole equivale a 7 paia di sci… i rumori sordi della crosta di neve mi fanno sudare freddo.
Passo attraverso crocchi di casette fantasma: Tiè, Ruschei, Davedino (3 abitanti).
Dopo 11 ore ininterrotte 29 km di marcia sostenuta,  1100 m di ascesa e 2000 di discesa  trovo Marco ad attendermi. Certo mi fa piacere porre fine a questi giorni di fatica, incertezze e disagi. Tuttavia mi spiace  lasciare questa equilibrata alchimia creata tra me, la natura, il mio corpo, lo spazio, la mia volontà e il tempo. Avrei preferito arrivare a Pian di Salesei, senza nessuno che mi attendesse se non la Bandiera, i loculi, il silenzio: ma è ora di fare sintesi di quest’esperienza con la nuova quotidianità che m’attende. Per la sesta e ultima volta durante questa traversata (Pasubio, Slaghenaufi, Brental, Asiago e Monte Grappa) guardo la moltitudine di tombe e cerco di raggrupparle tutte in un solo spirito e dico: “Ciao ragazzi”.
marzo 9 2017

16alminuto si è conclusa

Sacrario di Pian de Salesei.  46°28’11.31″N,  11°58’14.06″E Missione Compiuta!
marzo 8 2017

RIFUGIO FLORA ALPINA 1818 m s.l.m

Mercoledì 8 marzo 2017 RIFUGIO FLORA ALPINA 1818 m s.l.m
Ieri sera, prima di dormire, fondo un po' di neve con il fornello e mi ricarico con un risottino di mare.
Stamattina fondo altra neve per partire, alle 7:20 a -8 °C, con acqua calda nelle borracce, così da limitarne il congelamento
Attraverso le piste del Rolle ancora chiuse. Il freddo è pungente, l'attrito degli scarponi e dei bastoncini, a contatto con la neve, produce un rumore tipico e ritmico.
Rispetto a ieri procedo spedito: dove non è passato il gatto, trovo i solchi di scialpinisti che mi hanno preceduto.
In breve raggiungo MALGA JURIBELLO e, da lì, il parcheggio della MALGA VANEGGIA.
Per arrivare al RIFUGIO VALLES preferisco la provinciale. Ogni tanto l'asfalto mi fa comodo. Incrocio soltanto sei auto, un trattore ed uno spazza-neve. Tutto battuto fino al LAGO di CAVIA.
Qui sbaglio strada (battuta dal gatto, ma non mi porta dove credevo), GPS e cartina non mostrano i percorsi di servizio invernali.
Appena lasciata la strada bianca vicino alla diga per imboccare il sentiero 695, ALTAVIA DEI PASTORI, perdo il sentiero. Nessun segno sulla vegetazione bassa, non presente nella cartografia del GPS. Allora seguo una linea elettrica, sfruttando la pulizia da rami e arbusti sotto ai tralicci. Diversamente, ogni passo può farmi sprofondare su cumuli beffardi.
Ritrovo il sentiero, ma non è battuto. Lo seguo un po', ma poi preferisco scendere fino alla statale. Nel bilancio della fatica, meglio risalire 200 mt di dislivello su asfalto che mantenere quota in un bosco così insidioso e non battuto.
Lungo la via per il RIF. FLORA ALPINA incontro due ciaspolatrici appena scese dalla FORCA ROSSA. Raccolgo alcune informazioni e mi chiedono di 16AM.
Alberto e Agnese, i miei due figli, mi mancano. Siamo venuti un paio di volte proprio qui a SLISSEGARE e mi sembra di vedere loro, anzichè i bambini che giocano sulla pista.
Oggi sono passato attraverso molto luoghi che frequento da anni. Il VALLES, le piste del SAN PELLEGRINO, il FLORA ALPINA. E' strano pensare che sono arrivato fin qui camminando e ciaspolando.
Ammetto che la nostalgia delle persone a cui voglio bene inizia a farsi sentire.
marzo 7 2017

Passo Rolle

Martedì 7 marzo 2017
Passo Rolle
Passo la notte tra inquietanti gatti delle nevi al lavoro e folate di vento ululante che, talvolta, riesce a far filtrare pulviscolo di neve dentro alla mia tana.
Il vento non cessa. Alle 7:40 sono sulle piste. Il Sentiero Italia non è battuto e, non conoscendolo, fatico a seguirlo e lo perdo diverse volte. Il GPS non mi aiuta, è impreciso o scarico: vado meglio con l'IPhone.
Mantenere 16 PASSI AL MINUTO (quando affondo di 40/50 cm, in salita, con raffiche di vento che mi costringono ad abbassare sguardo e testa) è una sorta di auto-inganno che però funziona: non mi fa mollare.
Da Malga Tognola a rifugio Colbricon, poco più di 5 km, sostanzialmente in quota, ho camminato per oltre 8 ore.
Direi la tappa più impegnativa ad oggi, anche perchè quando mi sforzo e non procedo mi frustro un sacco!
Arrivo finalmente al Rif. COLBRICON. E' privato, quindi, come immaginavo, non dispone di bivacco. Mi metto all'opera per realizzare una truna. Ma l'esito è disastroso. Non riesco a compattare la neve. La pesto, la prelevo da nord, da est, da sotto alcuni abeti... ma non riesco a chiudere il tetto. Do uno sguardo al sentiero verso Malga Rolle. Mi sembra ben battuto: non ho alcuna voglia di ritrovarmi ancora dentro a cumuli di neve fino alla vita.
L'intuizione si rivela corretta. Mi ero scordato certe velocità sulla neve. Devo ammettere che forse, fino ad oggi, non avevo mai realmente ciaspolato.
Della giornata di oggi devo sottolineare la gentilezza di Antonio e Daniele, Carabinieri di Fiera di Primiero, nell'indicarmi l'attacco del sentiero dopo Malga Valcigolera, e di Agostino, finanziere del centro di soccorso alpino a Passo Rolle, che mi ha suggerito un luogo per passare la notte.
A causa del vento di oggi gli occhi mi bruciano. Se i piedi sono ormai un dolore secondario, inguini, labbra e spalle sono costantemente indolenziti. E' un dolore piacevole: il prezzo che sono ben felice di pagare per addormentarmi ogni sera pensando a Gio, Agnes e Albi (e a tutti voi amici) e sentirmi DAVVERO UN SACCO SODDISFATTO!
marzo 6 2017

Malga Tognola di Siror – S. Martino di Castrozza

Lunedì 6 marzo 2017
Malga Tognola di Siror - S. Martino di Castrozza
In poche ore accadono molte cose...
Sabato pomeriggio raggiungo in meno di due ore Malga Conseria, conosco Luca e Fabiana. Abitano a Pergine e durante il fine settimana accolgono anche per pernotto.
Mi va di lusso. Durante la notte il vento sbatte la neve contro le pareti di tronchi. Io mi sento sereno e molto protetto, e devo ammettere che il saccopiuma mi stIo preferisco il bivacco qualche metro più a valle.a davvero lasciando ESTERCOFATTO.
La mattina mi dirigo a Passo Cinque Croci. Per metà apro io il sentiero con gran fatica. Per fortuna due sci alpinisti mi raggiungono e mi danno il cambio, anche se cambia poco: le ciaspole non scivolano bene come gli sci e fra la me e lo zaino fanno 120 kg sicuri.
Arrivo a Malga Val Clon e mi va di lusso. E' in corso una piccola festa e mi offrono the e brace di camoscio: questo sì che è DOPING.
Scendo, lungamente scendo, questi 18 km circa fino a Caoria. Con alcuni che stanno salendo scambio due parole. Soprattutto con Martino di Vicenza, ai piedi uno splitboard  e mi dice che sta partecipando al corso di SNOWBOARD ALPINISMO avanzato: CHE FIGO!
A CAORIA mi ritrovo in una festa della S.A.T.
Ancora con lo zaino in spalla, qualcuno mi prende e mi dice: "Così tu sei quello che sta facendo il giro delle Alpi...". Mi regalano addirittura una spilletta della S.A.T. e così non posso dire di no al piatto unico preparato dagli Alpini di Caoria: polenta terragna, formaggio di malga, piselli, spezzatino e luganega.
Incontro anche GIACOMO BORNANCINI, guida alpina che ha partecipato al TA-PUM: cinque giorni di montagna su sentieri e luoghi della Prima. 16 AM ha tratto molto da quell'esperienza.
La neve inizia a scendere abbondante, ma è troppo poca per una truna. Ricordo allora che nel 1996 ho fatto un campo scout qui. Mi dirigo verso un fienile di lusso.
Stamattina parto carico. Mi attendono quasi 1000 mt di dislivello con tanta, tanta neve fresca. Fatico assai e mi faccio guidare dalla traccia di una lepre o di qualche ungulato. Anche questi animali usano i sentieri e spesso scelgono i passaggi dove meno si sprofonda.
La neve scaricata dagli abeti crea zone solide che  mi abituo ad individuare.
Lascio la strada bianca  per il Sentiero Italia. Sbaglio l'attacco e mi ritrovo sul letto del torrente e, mentre cerco di tornare indietro, la neve cede e finisco in acqua, prima con il piede destro, poi con il sinistro. Lo zaino mi spinge a fondo e sembro destinato a finire tutto in acqua. Con uno slancio mi appendo ad una roccia e riesco a guadagnare neve solida, recupero i bastoncini, ancora a mollo, e ritorno sui miei passi. Il sentiero è abbastanza irto di difficoltà e a tratti sprofondo di 30-40 cm.
Solo il canto di ballerine e, credo, cutrettole; solo gli abeti che scaricano a terra la neve. Solo il battito del mio cuore fra sforzo e felicità.
Dopo oltre 7 ore (1 ora per il pranzo) di cammino, arrivo a Malga Tognola di Siror. LUCIO ZORTEA, il gestore, anche se manca poco alla chiusura, mi offre addirittura una doccia.
Dovrei proseguire, ma assurdo farlo con uno scarpone fradicio. Così accetto la casetta riscaldata che Lucio mi propone: di lusso anche oggi.
marzo 4 2017

Malga Conseria 1857 mt s.l.m.

Sabato 4 marzo 2017 Malga Conseria 1857 mt s.l.m. Incontri, incontri e ancora incontri. La STRADA, per chi la cerca, per chi la AMA, è , per la mia esperienza, soprattutto generoso spazio di incontri inaspettati, generativi, sinceri. Ieri, al Rifugio Bassano, è dietro al bancone che trovo Margherita, capo scout solo sfiorato in zona, ma con cui di certo condivido una forte passione educativa. Poco dopo Carlo Masiero di Camposanpiero. Ha appena ultimato un sopralluogo per la Ciaspolada del Grappa che avrà luogo il prossimo fine settimana. Con lui bastano poche battute per veder nascere curiosità reciproca… uno che ha una figlia bionda e piacente, la quale ha scelto la transumanza come professione, la dice lunga su quanto certi padri contribuiscano circa l’aspirazione e la realizzazione dei propri figli. Alle 17 circa, asciugato e goduto del caldo del rifugio, perlustro attorno per trovare il luogo adatto per la notte. La neve è finalmente abbondante: è finalmente TRUNA. Metto in pratica i suggerimenti di Edoardo Fioretti, istruttore nazione di scialpinistico del Cai. La neve è pesante ma molto ben compattata. In meno di ciò la mia sistemazione minimalista per la notte è pronta. La notte trascorre un po’ umida ma abbastanza confortevole. Certo dovrò prevedere di asciugare il sacco piuma almeno una volta nei prossimi giorni. Prima delle 8 ho lo zaino pronto e sulla strada verso il rifugio INCONTRO NOCC. L’AMICIZIA è difficile da descrivere. Se però i fatti sono un buon modo di esprimere i concetti, NOCC ha voluto organizzarsi per recuperare il materiale e il cibo che mi servivanno nella settimana a venire, ed è partito alla buon ora. Non che fosse fatica immensa per lui: sapevo di non chiedere troppo ad un insonne… Partiamo quindi in AUTO per il CRUCOLO, che scopriamo chiudo e che sostituiamo con il Rifugio Calettini (1368). Fernanda ed Enzo gestiscono il rifugio quasi come un albergo: Canederli, tagliatelle alla selvaggina e tagliata mi danno una carica che in poco più di un’ora salgo i 480 mt fino alla Malga Conserla. La neve cade leggera e copiosa. Le mie mani senza guanti si appendono ai bastoncini con la delicatezza e la precisione di un mungitore. 16AM me lo immaginavo proprio così: ticchettio di neve secca sulla giacca, profumo di sottobosco e abete rosso, il mio corpo che fatica compiaciuto su un manto bianco che si lascia mansuetamente compattare. L’ultimo pensiero della giornata va alla mia famiglia e a tutti i miei amici che coì tanto stanno facendo per rendere possibile 16AM: che fortunato che sono!
marzo 3 2017

Rifugio Bassano Cima Grappa 1748 m s.l.m.

venerdì 3 marzo 2017 Rifugio Bassano Cima Grappa 1748 m s.l.m. 16alminuto è nata come una traversata in semi-autonomia alimentare. Ieri sera però alla cena “montanara” che gli ospitali Lisa e Luciano mi hanno offerto, non ho saputo dire di no! Riso pepe e olio e a seguire patate lesse e formaggio di una malga a meno di 2 Km. Esco dall’albergo, monto la tenda poco distante e dopo aver mandato a chi di dovere gli sms “Tutto ok” mi dedico al riposo. Ogni mattina, al risveglio, lo strato di ghiaccio sul copritenda si fa più spesso. Luciano insiste perché prenda qualcosa di caldo ed è un piacere ascoltarlo parlare di come recupera reperti della Prima nei prati del Col Moschin e del Monte Asolone. Il suo piccolo museo è un incanto di storia e di passione ed effettivamente è autore di alcuni libri sugli Arditi del Grappa e sugli scontri avvenuti qui 100 anni fa. Prendo una strada bianca verso una colonia e per togliermi un tornante, come avevo progettato, taglio nel bosco in discesa, certo che il dislivello non sarebbe stato troppo impegnativo e che in ogni caso sarei sbucato senza dubbio su una strada secondaria verso Ponte San Lorenzo. La scelta è azzeccata e riesco anche a fotografare due esemplari di camosci. Passo Val dea Giara e prendo il sentiero n.970. MI fermo a Casera Prà Pelai per un risotto al tartufo con grana pasticciato. A est, tra le nuvole basse, si stagliano l’Ossario italiano e quello austriaco. Gli ultimi metri di dislivello sono abbastanza impegnativi. Visibilità scarsissima e non sarebbe una situazione agevole se non potessi seguire delle tracce. Lo scenario è realmente alpinistico, la quota è circa 1600 metri. L’ultimissimo tratto è “in piedi”, dentro un piccolo canalone ai bordi del quale la neve cede e sprofondo fino alla coscia. Finalmente l’Ossario italiano, per la maggior parte coperto di bianco. Cammino nel silenzio, verso l’Ossario austriaco; non riesco a identificare molti dei nomi: non riesco a dire Ciao e Grazie a delle persone….e mi perdo nei miei pensieri su violenza, sogni e domande che questi uomini hanno lasciato su queste cime.
marzo 2 2017

🐺Albergo San Giovanni (Solagna) 1296 m s.l.m.

Giovedì 2 marzo Albergo San Giovanni (Solana) 1296 m s.l.m. Lasciato Pennar seguo il sentiero Tillman che mi porta tra ex cevane di marmo, desolanti ex impianti di risalita e una inaspettata discarica. I manufatti abbandonati mi danno una forte stretta al cuore. Penso all’entusiasmo di chi li costruì; nel caso di seggiovie chissà quanti le utilizzarono per gioiose sciate…Oggi silenzio. Che per altro non è che mi spiaccia. Dopo un po’ di sali e molti scendi, arrivo a Sasso di Asiago. Mi fiondo in un bar dove sono già entrato due volte: vent’anni fa con il mio amico Sante per un sopralluogo di una successiva uscita out; otto/nove anni fa , con due amici e Giorgia. Di bello è che i prezzi sono restati a vent’anni fa, solo in euro. Faccio due parole con barista e avventori e mi dicono che i cacciatori del paese hanno avvistato dei lupi 🐺🐺 nei boschi. Wow, ottima notizia per una buona notte. Di neve non se ne parla, quindi scelgo uno spiazzo celato, ben illuminato e non lontano da una casa con tanto di cane da guardia: la guardia del cane lo fa abbaiare per le successive tre ore. Alle 8 zaino fatto e Colà del Sasso imboccata (4444 scalini). E’ la terza volta che la faccio e il ricordo e il sospiro va a quella prova fatta nel 1995 a un ragazzino che voleva la specialità di osservatore. Quel ragazzino molti lo conoscono come Abietto. “Quanti scalini ha questo sentiero?” Trovo un parco giochi a Valstagna e mi cucino un risotto alla Parmigiana. Mi aspetta una salita impegnativa. Quando riesco ad alzare lo sguardo il panorama è fenomenale: meraviglie del Grappa. Quattro ore e mezza sembrano interminabili. Finalmente arrivo all’Albergo San Giovanni, chiuso per lavori, ma che i gentili proprietari aprono proprio per me…Poi scopro che Luciano è una caro amico di mio cugino Nicola e quindi foto di rito. Sapeva che forse sarei passato. Bilancio della giornata: 800 mt in discesa, 1150 mt in salita. Piedi e caviglie molto più collaborativi
marzo 1 2017

PENNAR 1086 mslm

Ieri, poco dopo aver lasciato il cimitero di SLAGHENAUFI, cerco un ricovero per passare la notte. Punto un maso già pregustando il profumo del fieno e il tepore delle vitelle. Ai miei richiami risponde solo un cane, per altro poco convinto e di certo infreddolito Trovo una tettoia, sembra abbastanza riparante, solo qualche gocciolina ogni tanto. Poco dopo inizia a fioccare dolcemente... meravigliosa ninna nanna. Dalle 11:30 alle 2:00 pioggia ghiacciata di "traverso". Sono costretto a srotolare la tenda e usarla come sacco bivacco. Con il copritenda riparo zaino e materiale che preferisco non si inzuppi. Fuori neve ghiacciata, tra sacco piuma e tend a condensa. Alle 4:43 sveglia. Ho l'autobus per Asiago. Piego tutto e arrotolo materassino e ghiaccio per far velocemente. Alla fermata - 3 °C, non freddissimo, però un po' mi sento figo, vista la terza notte che passo fuori. Non finisco il pensiero che , in salita, in braghe corte, arriva un runner con occhiali anti-nevischio e una falcata da 400 mt ostacoli. Come sempre: "Chi si loda si imbroda". Sceso ad Asiago, punto il Cimitero di BRENTAL. I boschi sono fatati e le stradine ghiacciate. Il mio incedere, nonostante le sole tre ore fatte ieri, resta lento e doloroso, soprattutto in discesa: riesco a coprire 10/11 km ogni 5 ore. Pertanto ho scelto di non visitare gli altri quattro cimiteri inglesi. A PRUNNO faccio una sosta acqua e conosco il gestore della baita: Giuliano, anche lui con un nonno Cavaliere di Vittorio Veneto, anche lui impegnato a raccontare quanto accaduto tra questi boschi 100 anni fa. In poco tempo giungo all'Ossario di Asiago: MAESTOSO E PIANGENTE. Entro, SALUTO I RAGAZZI e, sbagliando sentiero, giungo a PENNAR; infatti sto scrivendo appoggiato al caseificio... il buon cibo da sempre mi guida.
febbraio 28 2017

BERTOLDI (Lavarone) 1173 m.s.l.m

28 Febbraio 2017
BERTOLDI (Lavarone) 1173 m.s.l.m
A volte anche i piani B falliscono... nel senso che il secondo autobus che oggi avrebbe dovuto portarmi al GHERTERLE non mi ha visto.
La mia giacca arancione fluo non è bastata a farmi notare sotto la pensilina della fermata.
Così proseguo verso SLAGHENAUFI, cimitero militare, tappa di 16AM che avrei saltato.
La neve scende a fiocchi. Dopo un tratto a bordo di tristi e verdastre piste da sci, una stupenda lepre scatta, perdendosi nel bosco. Sembra volermi dare il benvenuto, come fosse l'Incanto Patronus che protegge queste centinaia di croci.
Le bandiere, la neve, il silenzio... il primo omaggio ai caduti non può essere più emozionante.
Anche se il bus per il Gherterle domani sarà alle 5:22, sono felice che un autista un po' frettoloso mi abbia permesso questo "CIAO RAGAZZI".
febbraio 28 2017

Cappella di Lavarone 1178 mtslm

Ho trascorso tutto il pomeriggio di ieri valutando percorsi, dislivelli e soprattutto il mio stato fisico.
Probabilmente tutti quei test  che mi ero riproposto di fare, ma che non ho potuto svolgere, mi avrebbero suggerito che camminare 8 ore al giorno con 25 kg di zaino, per due giorni sulla neve, porta al deterioramento di alcune parti del corpo.
Caviglie e piante dei piedi mi fanno abbastanza male e avendo ancora molti giorni davanti , ho scelto di camminare per 2 o 3 ore.
Ho sempre affermato che la parte “sportiva” sta su un secondo pianto rispetto al passaggio sui luoghi della Prima Guerra Mondiale rispetto al dormire in truna.
Inizio a pensare che il percorso progettato si componga di tratte troppo lunghe.
Intanto, per mantenere l’appuntamento con il rifornimento a Cima Grappa previsto per sabato prossimo, preferisco arrivare all’Albergo Gherterle in autobus.
Da li in 2 o 3 ore arriverò, per il pernotto, a Casera Meatta.
Da qualche ora nevica e la visibilità è scarsa. Per arrivare alla casera dovrò fare gli ultimi 3km con cartina e GPS, perché la traccia di sentiero potrebbe essere non ben segnata.
febbraio 27 2017

Gesteri 738 mtslm

Gesteri 738 mtslm 16 am e' iniziato ieri . Alle 10:30, omaggiato l'Ossario del Pasubio, e' partita la parte operativa di questo progetto sulla "gratitudine". Ho preferito il silenzio in questo mese prepartenza, perché devo ammettere che molti sono stati i problemi: una cospicua donazione attesa non arrivata; il mio lavoro sempre più impegnativo; la neve che alla fine non è arrivata. Soprattutto le scarse nevicate mi hanno fortemente fatto dubitare se partire oppure no . Sia per il senso del progetto, sia per quale materiale portare. Alla fine, preferite le ciaspe alla splitboard, ho deciso di partire comunque. Ieri molto asfalto, zaino molto molto pesante (tipica sensazione del primo giorno). Alla fine, dopo circa 600 Mt di discesa e 1200 di salita, alle 18:40 ho preferito montare la tenda (neve insufficiente per la truna). Alle 5:00 sveglia, pasta e fagioli, verso il rifugio Lancia, meta programmata per il primo giorno, ma che non sono riuscito a raggiungere. Passate Malga Bisorte e Malga Sarta, chiudo la giornata in questa piccola frazione. Deve ammettere che sei visciche (non sono assolutamente soggetto) credo mi impediranno di fare molte ore domani. Inoltre, i 1000 Mt di dislivello che erano programmati già oggi tratto che avrei voluto testare, sono effettivamente da evitare con uno zaino come il mio.
febbraio 26 2017

Partenza