DA QUANTO TEMPO… QUASI UN PARADOSSO. 

Ciao belle persone. Non scrivo da mesi, anche perché da mesi 16AM si è conclusa.

Me ne scuso. Soprattutto mi scuso verso quelle persone che hanno seguito tutto l’evento con tale passione da chiedermi in maniera diretta: “E allora?… Non puoi finirla così!”.

Molte cose sono ovviamente accadute: un mio stupido ma pesante infortunio dopo appena due giorno dalla conclusione della traversata; il lavoro che, come per tutti, richiede molto impegno; il bisogno di trarre e scrivere una sintesi significativa e non banale anzitutto per me.

Ho iniziato a scrivere di nuovo perché ho ben messo a fuoco il FUTURO di questa esperienza.

GRATITUDINE è stata l’idea alla base di 16alminuto. Camminare nel silenzio e salutare anche solo simbolicamente migliaia e migliaia di croci, di loculi, di tombe hanno caratterizzato la maggior parte del tempo durante i 12 giorni di avventura.

Ma prima di assumere un tono solenne e magari pesante, mi fa piacere condividere tre paradossi, a mio avviso, davvero divertenti.

Il primo ha a che fare con il discorso della truna. Avrebbe dovuto essere un elemento caratterizzante le mie notti, l’essenza stessa di rivivere, almeno in parte, i disagi dei soldati. Alla fine ho realizzato solo due trune e solo in una sono riuscito a trascorrere veramente la notte. La mancanza di neve o la presenza di neve inadatta perché troppo farinosa, il caldo (almeno in relazione all’equipaggiamento), alla fine mi hanno fatto preferire la tendina monoposto, sconsigliata a chi soffre di claustrofobia, o nemmeno quella, vistato che a -11 il sacco-piuma mi faceva quasi “soffrire” il caldo.

Il secondo è l’altro elemento di connessione tra generazioni: la splitboard. 16alminuto l’ho sempre visualizzata con faticose ascese su pelli di foca e discese in neve fresca con la tavola. Il giorno prima di partire, dopo molte prove e tentativi, optai per scarponi, ghette e ciaspole. Troppo poca la neve sui sentieri della prima settimana, il che significava trasportare oltre 7kg di attrezzature inutilizzabili e soprattutto avere ai piedi gli scarponi da snowboard: abbastanza confortevoli per brevi tratti a piedi, ma assurdo pensare di camminarci dentro per ore e ore.

Infine gli occhiali da sole. Chi mi consce sa che utilizzo quasi ogni giorno occhiali “ai confini della realtà”… e del ridicolo: lenti antiriflesso, polarizzate, fotocromatiche, anti-appannamento e trattate per far scivolare l’acqua. Occhiali abbastanza costosi dalla luminosità eccellente e senza effetti di alterazione derivante dalla curvatura della lente…ecc. Alla fine, per leggerezza, per comodità, per giusto rapporto oscuramento-visibilità, ho usato per tutto i momenti di sole (e vento) un paio di improbabili occhiali presi on-line per 7€ che di solito uso per correre.

Direi che qui sta il primo insegnamento per me e la mia esigenza di programmazione. Diventa negativa quando si trasforma in rigidità. Diversamente le soluzioni migliori, spesso, sono quelle un po’ inaspettate, apparentemente banali, ma realmente più efficaci.