• Mi Chiamo
    Enrico Antonello

    Non ho esperienze tecnico-alpinistiche di alto livello. Tuttavia frequento l’ambiente montano da oltre trent’anni.

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  • Sono un papà
    arrivato agli "anta"...

    con la passione per la montagna che vuole rendere omaggio ad un nonno davvero speciale…

  • Sono una persona normale

    ma mi cimenterò in un’impresa speciale: una traversata alpina di circa 17 giorni, in solitaria.

16 al minuto è la sintesi di esperienze intense vissute nello Scoutismo, tra gli Alpini, ecc. e delle mie competenze nel coaching, fuse insieme in una sfida personale. Una sfida per proclamare anche il  Rispetto e la Gratitudine per quei ventenni d’inizio ‘900 ispirati da quegli ideali che ancora oggi sostengono la nostra società.

La forza del sogno

Sono stato un bambino molto coccolato e molto seguito dai nonni, materni e paterni. Ancora oggi, quando penso a un  luogo sicuro e protetto, sogno il lettone dei miei nonni.

Compiuti 17 anni  ho iniziato a fare il cameriere per pagarmi le lezioni di chitarra, sognando di diventare un virtuoso delle sei corde.

A 19 anni, grazie agli scout, ho scoperto la mia vera vocazione: l’educazione. Continuo ancora oggi ad indossare l’uniforme scout, a volte da formatore, altre da esperto di scouting, ben responsabile di contribuire al sogno “di rendere il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato”.

Prima di laurearmi ho trascorso un anno tra le Penne Nere del 7° Reggimento Alpini. Prima Bassano e poi Belluno come recluta, quindi Feltre, fino a Sarajevo. Infine Sappada e San Candido con il Plotone Alpieri, gareggiando nei C.A.S.T.A., i Campionati sciistici delle truppe Alpine.

Ho fondato una società agricola con zappa, trattore e culo alto, coinvolto nel sogno dell’agricoltura biologica, testimoniando che le risorse della Terra non ci appartengono, ma sono un prestito dai nostri figli…

A 30 anni ho sposato Giorgia: la mia vela, muscolo di questa nave che, con Alberto e Agnese, chiamo famiglia.

Sono perciò in tutto e per tutto una persona normale con emozioni, desideri, difetti e soprattutto sogni. Non sono un alpinista, piuttosto un appassionato di montagna. A 40 anni passati sono ormai complice accondiscendente al suo gioco e non resisto alla seduzione del suo fascino: verdeggiante e profumata d’estate; candida e frizzante d’inverno; granitica e implacabile tra le altre crode; maestra impareggiabile con le sue lunghe e pazienti salite; laconica e impietosa quando esige rispetto.

40 anni sono una bella età per fare dei bilanci, prendere consapevolezza, far pace con alcuni rimpianti e pasticci del passato e pensare al futuro. Alcuni mesi fa ho avuto l’occasione di riflettere intensamente sui miei sogni. Sono stato invitato a declinarli in obiettivi e da questa riflessione, aiutato da un gruppo di sognatori a loro volta, ha preso forma 16alminuto.

16alminuto

  • è il mio obiettivo che vuole manifestare gratitudine a tutti i miei nonni e a tutti ragazzi di quelle generazioni;
  • è il mio obiettivo per portare un saluto emozionato a tutti quei ragazzi caduti tra le trincee alpine del Primo Conflitto, attraverso uno stile di viaggio che mi possa avvicinar loro;
  • è il mio obiettivo di educatore scout che può celebrare una guerra solo sublimandola alla Pace;
  • è il mio obiettivo di coach, 16-PASSI-AL-MINUTO, obiettivo specifico, misurabile, attuabile, realistico, temporizzabile, etico e molto, molto sfidante!
  • È il mio obiettivo di papà, che si ostina a non tradire il ragazzo con l’uomo…

… perché se dovessi scegliere una sola cosa da lasciare ad Agnese e Alberto, lascerei loro la forza del sogno!

La mia esperienza negli Alpini

Da marzo 2001, per 12 mesi, sono stato tra le fila del 7° Reggimento Alpini di Feltre (allora era a Feltre). In particolare ho trascorso sei mesi a Sarajevo, assieme a dei ragazzi formidabili e un “Signor ufficiale”, l’allora capitano Riccardo Bassani.

È stata un’esperienza davvero significativa: l’alchimia tra diverse persone e il modo in cui quel gruppo ha interagito mi ha fatto vivere il significato di Alpinità… Nel senso che non è stata solo una piacevole esperienza di “Naja” perché tutti i ragazzi con cui ho condiviso sei mesi della mia vita, 24 ore al giorno, e non è un’esagerazione, desideravano fortemente fare ed essere Alpini: per tradizione familiare, per giocarsi una chance nel mondo del lavoro, per carriera… La scelta di Marco, Alessio, Tommaso, Michelangelo, Niccolò… era una scelta dettata da desiderio e da valori.

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